brace.

quando t’ho visto l’ultima volta avevi le mani spaccate dal freddo e il sorriso innocente dei bambini. la bocca così arcuata ti stava bene addosso e mi ricordava le sere d’estate che mi piacevi da morire, quando la bellezza era negli occhi di chi guardava e tra i ricci tuoi belli. ora che ti rivedo ad anni di distanza sei sempre lo stesso, forse un po’ cambiato ma bello uguale, con gli occhi di bosco e i capelli al vento. dico che è un po’ colpa mia, che doveva andare così, che non potevamo farci più di tanto. sono grande ora e sono forte, non piango se volti lo sguardo, non rido se mi fissi.
ho sognato che ti sedevo accanto su di un treno che andava forse so dove. viaggiavamo insieme eppure divisi. mettevi la mano sulla mia gamba, ti carezzavo il viso. mi abbracciavi stretto e io non lo sopportavo. quando poi il treno è entrato nella galleria, io non vedevo più niente. era tutto buio intorno e le luci non si accendevano. immersi nel vuoto eravamo più belli. abbiamo iniziato una danza lenta e infinita, fluttuanti nell’aria legati a teli colorati. avevi il trucco forte come le ballerine del circo, io ero nudo come un verme. stretti come stavamo siam diventati un corpo solo e ridevamo e piangevamo e correvamo e volavamo. io leggevo sul tuo viso i versi che ti avevo scritto e tu -precipitando- li recitavi. quando poi ho toccato la tua bocca, viva brace eri. e io bruciavo e bruciavi tu. e in fondo al rogo che eravamo ho visto il tuo nome.

anima fiammeggiante soffoca, smaniosa d’aria non ce la fa.

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