hallelujah.

c’era la luna tonda e chiara e le nuvole le passavano sopra senza coprirla, c’era il mio letto ancora disfatto dall’ultima volta che ci hai dormito tu, c’era una musica lenta e non me ne volevo andare. non volevo essere triste, ché non c’è niente da essere tristi. non volevo fare sarcasmo e ridere per non piangere. non volevo dilaniarti con i miei problemi.

ho un vuoto dentro che pesa più di mille ‘se’ e di mille ‘ma’. un puntino nero e microscopico denso da morire, come doveva essere l’universo prima di essere universo, prima dell’esplosione, prima della vita. un vuoto che non dovrei avere proprio ora che dovrei sentirmi ribollire di vita. e invece sta lì pesante come non mai. ha sbagliato quello che ha detto che il vuoto non esiste, fidati. è un grumo di niente appiccicoso e insopportabile, un vetro da dove non si vede nulla, una chiave spezzata.

se avessi uno specchio qui con me, vedrei il mondo nel suo farsi. l’in fieri primordiale, l’uovo cosmico che sta per schiudersi. se fossi dio, vedrei l’immagine mia riflessa all’infinito, non la banalità che mi consuma le viscere e la pelle, le occhiaie anonime che porto addosso, il sogno che non vorrei fare. se avessi te qui con me ti direi quello che ti ho detto, non una parola in meno, forse solo qualcuna in più, ché la seconda volta è sempre migliore della prima, quando sai già cosa dire e come dirlo e hai già scavato per cercare le parole giuste e sai quali sono, sai quando dirle, sai perché lo stai facendo. non sono rimpianti, non sono rimorsi, è solo la voglia di riuscire a capire, il credo ultimo, il non soccombere a se stessi che mi fa star qui -nonostante tutto, nonostante le tre di notte, nonostante jeff buckley- a denudare chi sono, quel che faccio, quel che penso.

non rileggo mai quello che scrivo. che stupido che sono, che stupidi che siamo. fa freddo fuori. copriti bene.

well there was a time when you let me know what’s really going on below, but now you never show that to me, do you?

Annunci

About this entry