i luv the valley, oh!

ripenso ai giorni infami chiusi nelle cantine a scopare e quello che sento è l’odore tuo soltanto. quasi anestetizzato non sento più il mio corpo, i polsi che battevano forte, i denti che digrignavo. quando ti sei seduta in mezzo alle mie gambe ero un po’ perplesso. la bava del giorno colava via lenta nella notte in un rosso di fuoco e di violenza. tra gli spari che evitavo c’erano anche le tue bombe a mano, con la birra a mezz’aria e la bocca aperta a chiedermi se era vero. tra le rotaie arrugginite e senza il vetro a proteggerti ridevi sgraziata, le gambe storte e i denti gialli. quello stupido vestito che ti cadeva addosso come su un manico di scopa e che poco sarebbe rimasto attaccato alla tua schiena nel momento esatto in cui ti scende la bretella e la spalla tua bianca inizia a diventare rossa. dei graffi maldestri e delle spine nelle gambe, della sabbia e della salsedine tra i capelli, della pelle tua secca e del sole maledetto non ho parlato mai a nessuno. quando sei caduta sulle tue ginocchia per pregare la figura mia nera in controluce ero felice e sorridevo. quando il vangelo ho letto tra le tue gambe piangevi lacrime salate.
la discendenza dritta tra i tuoi occhi.
l’appercezione estetica dei nostri corpi che si divincolano nel buio è quanto di più grande ricordi.

i won’t rest until i forget about it / i won’t rest until i don’t care.

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