long distance man.

seduto su quel gradino polveroso se ne stava con tolstoj in mano e lo sguardo perso dietro i tram che passavano. i capelli ricadevano sulle spalle come quasi sempre fanno quelli abbastanza lunghi e la gamba accavallata si muoveva lenta, seguiva il ritmo della musica sparata nelle orecchie. when you get up in the morning. guardava l’orologio a intervalli regolari, circa ogni quindici secondi (quella strana specie di secondi che sembrano durare minuti o forse ore). quello che turbinava nella sua testa era chiaro ai passanti e ai barboni, a chi aspettava l’autobus e a chi aspettava me: dov’è finito, verrà o non verrà, che palle è in ritardo. non credo mi abbia riconosciuto subito, a dire il vero. forse si aspettava che fossi più alto o più basso, con più o meno ricci e muscoli (ricordi sansone?). comunque, non era abbastanza concentrato da leggere la karenina. si è alzato con calma e ha fatto qualche passo, si è voltato per vedere se qualcosa era rimasto sul gradino e l’ho raggiunto. ciao come stai ah allora sei tu scusa per il ritardo. le ore e i minuti passano veloci se non stai aspettando, quando stai vivendo e il 30 è subito passato e io ero lì sulla panchina a bere birra. quando sono rientrato ero già abbracciato a lui, già gli stringevo la mano, gli carezzavo il collo. adesso aveva i capelli ricci e neri, adesso non parlavamo più di chaplin e di jarman, dell’aids e delle autobiografie. adesso le mani suonavano corpi come non facevano da molto tempo (trenta giorni che sembrano trent’anni), adesso le parole erano dolci e melense, i sorrisi ingenui e coglievano alla sprovvista. credo di aver ucciso il passato e quel che ero, le mie paure e quel di cui mi vergognavo, l’insonnia e le paranoie, quel che era stato e non saprà più essere. quando mi ha detto di andarlo a trovare, sorridevo distratto. non volevo dirti ti amo e non l’ho fatto, ho preferito farmi bruciare le viscere ancora una volta.

 

(ho sognato che eravamo avvinghiati e ti uccidevo di nuovo. stavolta con le mani soltanto, stavolta più bianco che mai. solo il tuo sangue e i tuoi capelli, i miei capelli. uccidevo te e uccidevo me, mi guardavi e ridevi col dolore che ti distruggeva, con me che ti distruggevo. ho voluto sentire la tua voce un’ultima volta prima di svegliarmi. volevo chiamarti, ma non serviva.)

you will sit in front of a paper, sort your feelings if you can, but no matter what you think you are, you are no long distance man.

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