vicini.

restatene lì dove sei ché tanto non mi interessa averti intorno. 
come granelli di sabbia su un foglio di carta, scivoliamo via. anche quando la pace e la calma sembrano arrivare è un continuo muoversi in rigonfiamenti e valli, un perpetuo rincorrere il nulla, nostro motore immobile, mostro dalle mille teste. se torno indietro con la mente per andare avanti col corpo ne risulta solamente un restare fermo lì dove sono che mi strazia. non mi basta più l’abisso profondo, le gouffre amer, dove il silenzio piatto e nero nasconde i venti più forti, le maree più agitate; voglio il sole che riflette sulla mia pelle, gli scogli da abbattere, gli uomini da annegare.
aspetta il giorno, aspetta la luce, aspetta di svegliarti e trovare il mio corpo quasi esanime lì accanto contro il tuo, aspetta di passare la mano tra i miei capelli disfatti e sorriderne, di potermi guardare senza difese, aspetta il nostro lento andare e venire, il nostro muto restare.

se mi capita
per puro istinto e sensazione
di sognare la figura tua
-di lato e di tre quarti-
camminare su uno spago,
acrobata sei –
nel tuo vestito migliore.

«scioglie il suono del tuono la tensione del cuore in canto in danza in movimento in mille sfumature. e poi tu dici – dormi – il sonno viene. e poi tu dici – sveglia – se ne va. e poi tu dici andiamo. san bai no san buona giornata.»

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