where are we now?

annega l’immaginazione nella pozza nera e traslucida che questa città m’ha regalato. la via è lastricata di marcio che ristagna, soffocata dall’aria pesante e dalle nuvole fitte. il primo passo l’ho fatto pensando a una distesa d’erba che m’accoglieva stralunato. il secondo l’ho fatto indietro per evitare la morte su quattro ruote che mi si stagliava contro. 

quando m’hai preso le mani tra le mani, le mani sulla vita, le mani intorno al collo; quando m’hai svestito silenzioso, m’hai baciato sulla faccia, quando hai deciso ch’era il momento giusto; quando hai sentito le mie spalle muoversi, il mio bacino tremare, la mia schiena inarcarsi; quando il giorno era sbiadito ormai da tempo, le gocce rigavano il vetro della finestra che ci gettava tra le luci di quel vicolo, quando il tempo s’era fermato – io t’osservavo con devozione e ripugnanza. 

ho sentito il tuo cuore battere, ho visto il sorriso sul tuo viso, la forza nel tuo polso. ho immaginato le tue mille possibili espressioni e ne ho indovinata una. ho alzato lo sguardo, ho aperto gli occhi. conoscevo già i lineamenti, conosco ancora i tratti, ma non ti sento più.

quando penso a sette quarti, vedo la relazione, il rapporto. io sono il 7, tu il 4. la linea che separa e unisce, la linea che crea, tra di noi. stabile finché io non m’evolvo, tu non cambi. la metamorfosi è la salvezza, la metamorfosi è l’avvenire in germe nel presente. l’unica certezza che ho è che tutto sta cambiando, tutto cambierà, tutto è già cambiato. il tempo non m’interessa. proteiformi, non possiamo stare fermi. 

«fingers are crossed / just in case / walking the dead.»

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